
Lettera aperta alle famiglie
Carissimi Genitori, Carissimi Ragazze e Ragazzi,
Vi scrivamo questa lettera per dirvi qualcosa che altrimenti temiamo di non riuscire a comunicarVi. Vorremmo parlare un po’ con Voi di questo bellissimo e fragile momento che passiamo insieme nell’ora di religione settimanale che ci è assegnata. In una vita scolastica che appare quasi predisposta ad uno scorrere senza memoria, ad una ripetizione meccanica ed affannosa che poco s’interroga sull’origine e sulla natura della propria forma e delle proprie tendenze, incontriamo, grazie alle ragazze e ai ragazzi di questa scuola, con un senso di rigenerazione e di gratitudine quei momenti che sembrano restituirci a noi stessi, alla nostra intelligenza e alla nostra capacità di giudizio, liberandoci dell’inerzia maligna che affatica senza appagare. Allora, in quelle quiete e sorprendenti aperture del tempo, noi sentiamo di vivere davvero, di poter capire meglio e di poter decidere più da uomini i nostri passi, forse anche di poter guardare senza risentimento e senza angoscia il nostro affanno personale e il nostro complicato mondo; allora la vita intera e il nostro stare nella scuola con i ragazzi appaiono di nuovo un misterioso accadere che affascina senza inquietare, che ci interroga senza violenza. Questo è il cuore dell’ora di religione, questa è la verità dell’incontrarci: essenzialmente un momento di grazia, incalcolabile e gratuito, che ci incontra senza preavviso. Sappiamo però che possiamo cercare insieme qualche occasione per invitarli a capitare, per incontrarli più facilmente, sappiamo che ci sono sforzi e tentativi che lentamente costruiscono abitudini buone e preziose. Proprio alla ricerca di queste abitudini in questi anni abbiamo cercato di migliorare il nostro progetto didattico ed educativo che anima alla radice le nostre lezioni. Il nostro vuole essere un servizio offerto a chi si trova nella condizione di dover operare una scelta senza sapere alcunché in anticipo circa la qualità di ciò che viene offerto. Si tratta, dunque, di un’esigenza di chiarezza e di trasparenza verso l’intera comunità scolastica. Non si può scambiare ciò che viene fatto in realtà con l’esperienza avuta del passato, né può essere operata a cuor leggero la scelta di non far nulla, e ciò a maggior ragione in quanto la scuola offre, a spese del contribuente, un decoroso servizio che, con un impegno di qualità e significativa profusione di energie personali, intende concorrere alla piena riuscita della personalità scolastica dell’alunno. La religione cristiana, infatti, costituisce accanto al sapere, all’arte ed alla politica, in autonomia da esse – e forse in significativo conflitto con esse – l’eredità peculiare dell’Europa. Non può esservi piena comprensione dell’Occidente, né consapevolezza del proprio ruolo civile, né tantomeno una efficace liberazione dalle mistificazioni e dai pregiudizi, neppure, infine, un’armoniosa ed autentica educazione morale, se non si comprende realmente la tradizione ebraica e cristiana. Come riconoscere un buon discorso da un maldestro tentativo di accaparrare il consenso puramente demagogico, se non si fa lo sforzo di elaborare anche nel campo della fede una coscienza critica? Quale intercorre tra la fede e la credulità, la superstizione, l’illusione o la stupidità? La mira didattica ed educativa consiste, perciò, nell’elaborazione di una valida conoscenza dell’esperienza religiosa in genere, ed in particolare cristiana, concorrendo alla formazione di una sufficiente preparazione che partecipi, insieme alle altre discipline, alla formazione civile, culturale e religiosa dei nostri ragazzi. D’altra parte, la sfida del nostro tempo è costituita, a nostro avviso, dall’indifferenza che conduce la cultura spesso ad un ruolo puramente funzionale e condanna ad una pratica formalistica dello studio, ormai inteso solo come prestazione tecnica, - una conoscenza senza coscienza – piuttosto che come sapere radicale della realtà, sciogliendo il legame che il sapere stesso intrattiene con la “giusta” verità del desiderio e riducendolo entro i termini della realtà “virtuale” in cui tutto è possibile, anche l’assurdo elevato a teorema.
Queste sono le semplici, ma essenziali cose, che avvengono nelle ore di religione che soffre da sempre della fragilità della scelta (che è facoltativa), ma che al tempo stesso, unica materia nella scuola, ha la possibilità di partire dalle motivazioni e dalle aspettative vere dei Vostri ragazzi e dei nostri giovani nella completa libertà di coscienza. Purtroppo non sempre la nostra ora è vista come una risorsa per la crescita dell’intera comunità scolastica.
Questa è la ricchezza e la povertà dell’ora di religione in questo Istituto: siamo in tanti ritrovarci e ognuno di noi è portatore per l’età, le mentalità, l’educazione ricevuta, le aspettative e il concreto vissuto scolastico di una vasta gamma di domande di senso e di significato.
Grazie genitori per il Vostro sostegno, grazie cari ragazzi per la vostra preziosa presenza che ci interroga e ci sostiene.
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