Sandro, 12 anni, vive a Brescia con i genitori Bruno e Lucia, imprenditori benestanti. Durante una crociera nel Mediterraneo con il padre e l'amico Popi, Sandro cade inavvertitamente in mare. Accortosi in ritardo dell'assenza, Bruno torna indietro ma, non trovandolo più, lo crede morto annegato. Raccolto invece da un barcone di clandestini in rotta verso l'Italia, Sandro è aiutato da due ragazzi rumeni, Radu e la sorella Alina, per i quali prova una istintiva simpatia. Dopo l'intercettamento da parte della guardia costiera e il ricovero in un centro di accoglienza, i genitori, avvertiti, arrivano sul posto e riabbracciano il figlio. Sandro chiede loro di adottare i due rumeni. I genitori sono favorevoli, ma quando la polizia scopre che Radu è maggiorenne, il giovane scappa con Alina per paura di essere rimpatriato e si rifugia a Brescia a casa di Sandro. Bruno vorrebbe ancora aiutare i due, ma nella notte svaligiano la casa e scappano via, con grande delusione del ragazzo che li sentiva amici. Qualche giorno dopo Alina, contatta Sandro da Milano e lui subito va a cercarla. Trovatala in un complesso per immigrati, scopre che la ragazzina si prostituisce e che Radu non è suo fratello. Allora cerca di convincerla a venire via con lui. ora vediamo come in un specchio - l'ora di religione di settimosigillo
mercoledì 30 gennaio 2008
"Quando sei nato non puoi più nasconderti"
Sandro, 12 anni, vive a Brescia con i genitori Bruno e Lucia, imprenditori benestanti. Durante una crociera nel Mediterraneo con il padre e l'amico Popi, Sandro cade inavvertitamente in mare. Accortosi in ritardo dell'assenza, Bruno torna indietro ma, non trovandolo più, lo crede morto annegato. Raccolto invece da un barcone di clandestini in rotta verso l'Italia, Sandro è aiutato da due ragazzi rumeni, Radu e la sorella Alina, per i quali prova una istintiva simpatia. Dopo l'intercettamento da parte della guardia costiera e il ricovero in un centro di accoglienza, i genitori, avvertiti, arrivano sul posto e riabbracciano il figlio. Sandro chiede loro di adottare i due rumeni. I genitori sono favorevoli, ma quando la polizia scopre che Radu è maggiorenne, il giovane scappa con Alina per paura di essere rimpatriato e si rifugia a Brescia a casa di Sandro. Bruno vorrebbe ancora aiutare i due, ma nella notte svaligiano la casa e scappano via, con grande delusione del ragazzo che li sentiva amici. Qualche giorno dopo Alina, contatta Sandro da Milano e lui subito va a cercarla. Trovatala in un complesso per immigrati, scopre che la ragazzina si prostituisce e che Radu non è suo fratello. Allora cerca di convincerla a venire via con lui. martedì 29 gennaio 2008
irc

Lettera aperta alle famiglie
Carissimi Genitori, Carissimi Ragazze e Ragazzi,
Vi scrivamo questa lettera per dirvi qualcosa che altrimenti temiamo di non riuscire a comunicarVi. Vorremmo parlare un po’ con Voi di questo bellissimo e fragile momento che passiamo insieme nell’ora di religione settimanale che ci è assegnata. In una vita scolastica che appare quasi predisposta ad uno scorrere senza memoria, ad una ripetizione meccanica ed affannosa che poco s’interroga sull’origine e sulla natura della propria forma e delle proprie tendenze, incontriamo, grazie alle ragazze e ai ragazzi di questa scuola, con un senso di rigenerazione e di gratitudine quei momenti che sembrano restituirci a noi stessi, alla nostra intelligenza e alla nostra capacità di giudizio, liberandoci dell’inerzia maligna che affatica senza appagare. Allora, in quelle quiete e sorprendenti aperture del tempo, noi sentiamo di vivere davvero, di poter capire meglio e di poter decidere più da uomini i nostri passi, forse anche di poter guardare senza risentimento e senza angoscia il nostro affanno personale e il nostro complicato mondo; allora la vita intera e il nostro stare nella scuola con i ragazzi appaiono di nuovo un misterioso accadere che affascina senza inquietare, che ci interroga senza violenza. Questo è il cuore dell’ora di religione, questa è la verità dell’incontrarci: essenzialmente un momento di grazia, incalcolabile e gratuito, che ci incontra senza preavviso. Sappiamo però che possiamo cercare insieme qualche occasione per invitarli a capitare, per incontrarli più facilmente, sappiamo che ci sono sforzi e tentativi che lentamente costruiscono abitudini buone e preziose. Proprio alla ricerca di queste abitudini in questi anni abbiamo cercato di migliorare il nostro progetto didattico ed educativo che anima alla radice le nostre lezioni. Il nostro vuole essere un servizio offerto a chi si trova nella condizione di dover operare una scelta senza sapere alcunché in anticipo circa la qualità di ciò che viene offerto. Si tratta, dunque, di un’esigenza di chiarezza e di trasparenza verso l’intera comunità scolastica. Non si può scambiare ciò che viene fatto in realtà con l’esperienza avuta del passato, né può essere operata a cuor leggero la scelta di non far nulla, e ciò a maggior ragione in quanto la scuola offre, a spese del contribuente, un decoroso servizio che, con un impegno di qualità e significativa profusione di energie personali, intende concorrere alla piena riuscita della personalità scolastica dell’alunno. La religione cristiana, infatti, costituisce accanto al sapere, all’arte ed alla politica, in autonomia da esse – e forse in significativo conflitto con esse – l’eredità peculiare dell’Europa. Non può esservi piena comprensione dell’Occidente, né consapevolezza del proprio ruolo civile, né tantomeno una efficace liberazione dalle mistificazioni e dai pregiudizi, neppure, infine, un’armoniosa ed autentica educazione morale, se non si comprende realmente la tradizione ebraica e cristiana. Come riconoscere un buon discorso da un maldestro tentativo di accaparrare il consenso puramente demagogico, se non si fa lo sforzo di elaborare anche nel campo della fede una coscienza critica? Quale intercorre tra la fede e la credulità, la superstizione, l’illusione o la stupidità? La mira didattica ed educativa consiste, perciò, nell’elaborazione di una valida conoscenza dell’esperienza religiosa in genere, ed in particolare cristiana, concorrendo alla formazione di una sufficiente preparazione che partecipi, insieme alle altre discipline, alla formazione civile, culturale e religiosa dei nostri ragazzi. D’altra parte, la sfida del nostro tempo è costituita, a nostro avviso, dall’indifferenza che conduce la cultura spesso ad un ruolo puramente funzionale e condanna ad una pratica formalistica dello studio, ormai inteso solo come prestazione tecnica, - una conoscenza senza coscienza – piuttosto che come sapere radicale della realtà, sciogliendo il legame che il sapere stesso intrattiene con la “giusta” verità del desiderio e riducendolo entro i termini della realtà “virtuale” in cui tutto è possibile, anche l’assurdo elevato a teorema.
Queste sono le semplici, ma essenziali cose, che avvengono nelle ore di religione che soffre da sempre della fragilità della scelta (che è facoltativa), ma che al tempo stesso, unica materia nella scuola, ha la possibilità di partire dalle motivazioni e dalle aspettative vere dei Vostri ragazzi e dei nostri giovani nella completa libertà di coscienza. Purtroppo non sempre la nostra ora è vista come una risorsa per la crescita dell’intera comunità scolastica.
Questa è la ricchezza e la povertà dell’ora di religione in questo Istituto: siamo in tanti ritrovarci e ognuno di noi è portatore per l’età, le mentalità, l’educazione ricevuta, le aspettative e il concreto vissuto scolastico di una vasta gamma di domande di senso e di significato.
Grazie genitori per il Vostro sostegno, grazie cari ragazzi per la vostra preziosa presenza che ci interroga e ci sostiene.
venerdì 2 febbraio 2007
"come un turno di veglia nella notte.."
uomo possa sperare di vivere e addirittura di vincere la morte viene dal
fatto che nel mondo i bambini continuano a nascere. Di fronte al bambino -
ogni bambino - noi percepiamo la vita come miracolo, come dono; scopriamo
che ha senso vivere perché abbiamo qualcuno a cui dare la vita, qualcuno da
amare, e rivediamo noi stessi come bambini che continuamente cercano di
diventare uomini imparando dagli altri. Da tutti. Da Te. Da tutti Voi. Non
solo noi facciamo festa. Anche Dio fa festa: oggi anche Dio si fa bambino. A
Dio è piaciuto diventare uomo. E siccome Dio venendo nel mondo è rimasto
Dio, i bambini del mondo sono figli di Dio. Quando nasce un bambino nasce
qualcosa di divino. E' Dio che nell'uomo nasce. E allora la carne d'uomo è
divina, tutto quello che nasce nel mondo tutto viene rifatto nuovo. Il
Natale non il folklore. Il Natale è la speranza per tutti: anche per chi fa
fatica nella vita, è triste, è in crisi, è vecchio o sta morendo. Dio, nel
Bambino, rinnova tutti Dobbiamo allora vivere con forza fino in mondo,
arrivare vivi alla morte, con fiducia e speranza, senza calcoli e paure. Il
Bambino ci assicura che tutto Lui tiene in mano, niente di perde, ogni
nostra lacrima sarà consolata, e tutto rinascerà. Possiamo anche guardare la
vita come regalo da scambiare, tempo e relazioni da costruire più
umanamente, spazi da condividere, egoismi da annullare..Da Dio che si è
fatto bambino tutti noi possiamo sperare
Carissimi in questi anni ho avuto la fortuna di incrociare la Vostra vita,
la vostra storia e le piccole e qrandi gioie che avete costruito e
coltivato. Di notte pensandovi spesso ho pregato per Voi e per tanti amici
che ci hanno lascito ma che sento ancora vicini nel dialogo. Grazie per
quello che mi avete testimoniato. Ho imparato da Voi il mistero prezioso
dell'umanità. La Divina dolcezza di un Respiro che ci abita e che tiene in
vita.Oltre la morte.
ci risentiamo presto
endora63